di Alessandro Prevosto
Ci sono libri che, come certi profumi d’altri tempi, tornano a far capolino da una mensola impolverata e in un attimo riportano in vita un mondo. Il Carnet del Maggiore Thompson, pubblicato per la prima volta nel 1954, è uno di questi piccoli gioielli dimenticati, una deliziosa caricatura dell’“uomo britannico medio” osservato con ironia francese. Pierre Daninos, umorista raffinato e penna di giornale, costruisce qui un personaggio irresistibile: il Maggiore W. Marmaduke Thompson, gentiluomo inglese in trasferta sul continente, dotato di un’irreprensibile etichetta, una cortesia inossidabile e una quantità industriale di pregiudizi nazionali.
Daninos finge di tradurre il diario di questo maggiore immaginario, offrendoci una galleria di scene quotidiane in cui l’orgoglio britannico si scontra con la leggerezza, la confusione e la “francesità” del mondo che lo circonda. Il risultato è una satira garbata e irresistibile, un manuale di antropologia dell’assurdo ante litteram. Il Maggiore Thompson è convinto che l’Inghilterra sia la misura di tutte le cose, ma più cerca di dimostrarlo, più rivela la comicità e la fragilità del suo sguardo.
Leggendolo oggi, tra una scrollata di social e un cappuccino d’asporto, si riscopre il piacere di un umorismo elegante, che non ha bisogno di urlare per far ridere. La scrittura di Daninos è piena di ritmo, intelligenza e piccoli dettagli che fanno centro: le abitudini mattiniere del maggiore, la sua ossessione per l’ordine e il buon gusto, la sua totale incapacità di capire i francesi (e forse il mondo intero).
Il bello di Il Carnet del Maggiore Thompson è che, pur essendo figlio del dopoguerra e di un’Europa che non c’è più, resta sorprendentemente attuale. In fondo, quanti “maggiori Thompson” incontriamo ancora oggi? Persone che osservano gli altri popoli come specie esotiche, convinte che la propria nazione sia l’unico posto in cui le cose si fanno come si deve?
La satira di Daninos non morde mai fino a far male, ma accarezza con ironia, svelando con sorriso sornione l’eterno conflitto tra chi viaggia per conoscere e chi viaggia solo per giudicare.
Un libro così, più che una lettura, è un tè delle cinque servito su un tavolino d’altri tempi: la tazza è sottile, il liquido un po’ forte, ma il retrogusto è deliziosamente britannico. Rileggerlo oggi è come ritrovare un vecchio amico che sa ancora farci ridere con buone maniere e intelligenza sottile.
In un’epoca in cui l’ironia sembra sempre dover ferire per funzionare, Il Carnet del Maggiore Thompson ricorda che si può sorridere del mondo anche con un monocolo, un ombrello e una dose ben calibrata di understatement.
Un piccolo classico dell’umorismo, perfetto per la nostra rubrica Recensioni Vintage: datato, sì — ma come certi vini buoni, migliora col tempo.
Pierre Daninos
Il Carnet del maggiore Thompson
Mondadori, 1960


