Con Guido De Maria se ne va uno dei grandi protagonisti dell’umorismo italiano, ma per Buduàr se ne va soprattutto un amico. Autore, regista, disegnatore, pubblicitario, inventore di linguaggi e padre di quella straordinaria avventura che fu SuperGulp!, nel 2024 avevamo avuto la gioia di consegnargli il Premio Buduàr Maestro dell’Arte Leggera.
Ci sono persone alle quali un premio si consegna per celebrare una carriera. E ce ne sono altre per le quali, mentre glielo consegni, hai quasi la sensazione che il premio serva soprattutto a te: per poter dire pubblicamente grazie.
Con Guido De Maria era così.
È morto a Modena il 31 agosto, a 93 anni, e raccontare oggi quello che ha fatto significa attraversare un pezzo enorme della cultura popolare italiana del secondo Novecento. Ma per noi di Buduàr il ricordo inevitabilmente prende una strada più personale.
Guido era un amico.
E nel 2024, a Lucca Collezionando, avevamo avuto il piacere e l’onore di consegnargli il Premio Buduàr Maestro dell’Arte Leggera.
Mai definizione ci era sembrata più appropriata.
L’uomo che portò i fumetti dentro la televisione
Disegnatore, vignettista, pubblicitario, sceneggiatore, regista, autore televisivo: provare a rinchiudere Guido De Maria dentro una sola professione significa inevitabilmente lasciarne fuori qualche pezzo.
Aveva cominciato disegnando vignette per giornali e periodici, per poi attraversare quella straordinaria stagione della pubblicità italiana nella quale un Carosello poteva diventare un piccolo film e un personaggio nato per vendere un prodotto poteva finire nell’immaginario collettivo.
Ma c’è soprattutto un’intuizione che lega per sempre il suo nome alla storia del fumetto e della televisione italiana: portare i fumetti in televisione senza trasformarli in qualcos’altro.
Prima Gulp! I fumetti in TV, nato nel 1972 dall’incontro con Giancarlo Governi, poi SuperGulp!, dal 1977.
Per chi appartiene a una certa generazione non sono semplicemente titoli di programmi televisivi.
Sono un rumore, una sigla, un appuntamento. E soprattutto una porta.
Da quella porta entrarono nelle case degli italiani Nick Carter, le Sturmtruppen, Corto Maltese, Lupo Alberto, il Gruppo TNT, Tex e tanti altri personaggi.
Il fumetto non veniva nascosto, camuffato o trasformato in cartone animato. Rimaneva orgogliosamente fumetto e imparava semplicemente a muoversi dentro un altro mezzo.
Oggi la chiameremmo contaminazione dei linguaggi.
Guido l’aveva già fatta.
«E l’ultimo chiuda la porta»
Poi naturalmente c’è Nick Carter.
Guido lo creò insieme a Bonvi per Gulp! e quel piccolo detective con i suoi inseparabili Patsy e Ten finì per diventare qualcosa di molto più grande del programma che lo aveva fatto nascere.
«E l’ultimo chiuda la porta» entrò nel linguaggio comune.
È forse questo il segno più evidente di quando un personaggio smette di appartenere soltanto ai suoi autori e comincia ad appartenere a tutti.
Dietro quella leggerezza c’era però una cultura dell’umorismo molto precisa. De Maria apparteneva a una stagione irripetibile, quella della Modena e dell’Emilia di Bonvi, Francesco Guccini, Franco Cosimo Panini, di artisti, autori e amici che si incontravano, discutevano, inventavano e spesso finivano per trasformare quelle invenzioni in pezzi della cultura italiana.
Un mondo nel quale fumetto, canzone, pubblicità, cabaret e televisione non abitavano compartimenti stagni.
Si parlavano.
E soprattutto si divertivano a farlo.
Guido possedeva esattamente quella capacità: prendere molto sul serio il mestiere senza diventare mai serioso.
Il nostro Maestro dell’Arte Leggera
Quando nel marzo del 2024 Guido arrivò a Lucca Collezionando per ricevere il Premio Buduàr, non stavamo semplicemente aggiungendo un altro nome prestigioso all’albo del premio.
Stavamo riconoscendo qualcosa che sentiamo profondamente vicino all’identità stessa di Buduàr.
L’Arte Leggera non è un’arte minore.
È l’arte difficilissima di arrivare alle persone senza salire su un piedistallo. Di usare il sorriso senza rinunciare all’intelligenza. Di costruire cultura popolare senza avere bisogno di chiamarla cultura ogni cinque minuti.
Guido De Maria lo aveva fatto per tutta la vita.
Lo aveva fatto con una vignetta, con uno spot pubblicitario, con un programma televisivo, con Nick Carter. Lo aveva fatto mettendo insieme linguaggi che prima sembravano destinati a rimanere separati.
Per questo quel premio era, per noi, soprattutto un modo di dirgli che avevamo riconosciuto la sua stessa lingua.
La lingua dell’ironia.
E siamo felici di aver potuto dirglielo quando poteva ancora sorriderne insieme a noi.
Ciao Guido
Quando muore qualcuno che ha attraversato così tanto tempo della nostra cultura, inevitabilmente arrivano le definizioni: pioniere, innovatore, maestro, protagonista della televisione italiana.
Sono tutte vere.
Ma ce n’è una molto più semplice che oggi, dalle pagine di Buduàr, ci interessa più delle altre.
Amico.
Guido De Maria era un amico di Buduàr.
E allora non vogliamo salutarlo mettendolo dentro una teca, perché sarebbe probabilmente il modo meno adatto di ricordare uno che per tutta la vita ha fatto muovere disegni, idee e persone.
Preferiamo immaginarlo ancora dentro quella strana, meravigliosa compagnia di autori che ha insegnato a generazioni di italiani che si può essere intelligenti senza smettere di ridere.
Nel 2024 gli abbiamo consegnato il nostro Premio Buduàr Maestro dell’Arte Leggera.
Oggi quel titolo ci sembra ancora più giusto.
Ciao Guido.
E questa volta, per favore, la porta lasciala aperta.



