Con “Rigenerazione urbana”, quarto episodio scritto da Riccardo Secchi dopo il passaggio di testimone con il padre Max Bunker, qualcosa sembra finalmente scattare. La satira torna al centro della storia, nasce un nuovo avversario decisamente alanfordiano e Gianni Tacconella guarda a Magnus senza limitarsi a imitarne il segno.
Il quarto albo è quello della svolta
Ereditare Alan Ford non è esattamente un mestiere tranquillo. Significa prendere in mano personaggi con quasi sessant’anni di storia e, soprattutto, confrontarsi con una delle coppie creative che hanno segnato il fumetto italiano: Max Bunker e Magnus.
Con “Rigenerazione urbana”, pubblicata su Alan Ford Original n. 685, Riccardo Secchi arriva al suo quarto albo dopo il passaggio di testimone con il padre Max Bunker. Ed è proprio qui che, a nostro giudizio, la nuova gestione comincia davvero a prendere quota.
Non perché cerchi di riprodurre l’Alan Ford di cinquant’anni fa. Al contrario: perché sembra aver ritrovato il meccanismo che rendeva quelle storie così efficaci. Prendere il presente, individuarne le contraddizioni e portarle fino all’assurdo.
Il bersaglio questa volta è già nel titolo. La “rigenerazione urbana” appartiene a quel vocabolario contemporaneo nel quale ogni trasformazione viene presentata come occasione di sviluppo. Riccardo Secchi si diverte con questa neolingua: bisogna “rivitalizzare” la città, renderla “dinamica”, creare “opportunità”, aumentare la sua “attrattività”, “ridare identità ai quartieri strategici”.
Parole magnifiche. Specialmente quando dietro cominciano a comparire interessi molto più prosaici. Ed ecco riaffiorare uno degli ingredienti dell’Alan Ford migliore: l’assurdo non serve a fuggire dalla realtà, ma a renderla più riconoscibile.
Stanley Stamp, il supercriminale con il timbro
La trovata più riuscita dell’episodio è probabilmente l’introduzione di Stanley Stamp, nuovo avversario che potrebbe sembrare uscito dall’universo storico della serie e invece nasce direttamente dalle ossessioni del presente.
È un funzionario dell’ufficio tecnico, umiliato e demansionato perché pretende di far rispettare le regole. Decide quindi di vendicarsi del mondo applicandole. Tutte.
Il suo arsenale comprende un timbro e l’indispensabile volume delle “Normative totali e globali”. Non ha bisogno di pistole, bombe o sofisticati strumenti criminali: può bloccare un cantiere. Ed è difficile immaginare minaccia più terrificante.
L’idea funziona perché Stanley Stamp possiede una caratteristica tipica dei migliori personaggi satirici: parte persino da una ragione condivisibile. Di fronte a speculazioni e interessi privati che rischiano di prevalere su cittadini e ambiente, il rispetto delle norme non sembrerebbe precisamente un’attività criminale. È la trasformazione di quel principio in ossessione a farne un antagonista.
Riccardo Secchi riesce così in qualcosa di importante: non recupera semplicemente un vecchio nemico per rassicurare il lettore storico, ma ne crea uno nuovo utilizzando il DNA della serie.
Tacconella guarda al Magnus maturo
C’è poi Gianni Tacconella.
Dire che il suo disegno ricorda Magnus è quasi inevitabile, ma rischia di essere anche troppo semplice. Perché il riferimento che emerge da queste tavole non sembra principalmente quello del Magnus dei primi Alan Ford.
È piuttosto il Magnus maturo, quello successivo all’esperienza con l’Editoriale Corno, capace di una costruzione della pagina più libera. Viene spontaneo pensare al Magnus de La Compagnia della Forca: vignette che cambiano dimensione, grandi inquadrature, scansioni meno rigide e una composizione nella quale l’impaginazione partecipa direttamente al ritmo della gag e dell’azione.
Tacconella riesce soprattutto a evitare l’effetto museo. I personaggi sono immediatamente quelli che conosciamo, il mondo grafico rimane riconoscibile, ma le tavole respirano.
Emblematica è la sequenza di Stanley Stamp: il timbro diventa gesto, rumore, movimento; i documenti e i cartelli di cantiere entrano nella costruzione grafica della pagina. Non è soltanto somiglianza del tratto: è comprensione di un modo di raccontare.
E in mezzo compare anche una piccola strizzata d’occhio per chi conosce la storia della serie: una porta reca la scritta “Magnus & Bunker”. Omaggio discreto, quasi una firma lasciata sul muro.
Tornare alle origini andando avanti
È questo, alla fine, l’aspetto più incoraggiante di Rigenerazione urbana.
Il quarto episodio di Riccardo Secchi non cerca di dimostrare che nulla è cambiato dopo Max Bunker. Comincia invece a suggerire che Alan Ford possa continuare proprio perché qualcosa può cambiare.
La satira torna a essere il motore della vicenda e non un semplice ornamento. Il presente entra nella storia attraverso il linguaggio della politica, dell’amministrazione, della speculazione e della burocrazia. E contemporaneamente compare un personaggio nuovo come Stanley Stamp, sufficientemente originale da appartenere al 2026 e sufficientemente assurdo da sembrare alanfordiano da sempre.
Dopo un passaggio di consegne inevitabilmente delicato, Riccardo Secchi sembra insomma avere trovato una direzione: per continuare Alan Ford non occorre rifare le storie di Max Bunker. Occorre tornare a usare Alan Ford per prendere in giro il mondo che abbiamo davanti.
Se questa sarà la strada dei prossimi numeri, il titolo dell’episodio assume quasi involontariamente un secondo significato. La “rigenerazione urbana” è quella raccontata nell’albo. Ma una piccola rigenerazione sembra essere cominciata anche per Alan Ford.
Scheda
Alan Ford Original n. 685 – Rigenerazione urbana
Ottobre 2026, anno LVIII
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Riccardo Secchi
Disegni: Gianni Tacconella
Copertina: Dario Perucca
Editore: 1000VolteMeglio Publishing
Prezzo: € 5,00
