Ci sono notizie che una redazione non vorrebbe mai dover scrivere. La scomparsa improvvisa di Carlo Baffi ci lascia sgomenti. Perché Carlo, per Buduàr, non era soltanto un grande vignettista e un collaboratore: era soprattutto un amico. Uno di quelli che sentivamo parte della nostra stessa famiglia dell’umorismo disegnato.
È difficile trovare le parole quando una notizia arriva così, senza preavviso. Carlo Baffi se n’è andato improvvisamente a 63 anni, lasciando increduli amici, colleghi e quanti lo avevano conosciuto attraverso i suoi disegni.
Per il grande pubblico il suo nome era legato soprattutto al mondo dell’automobilismo e alla televisione. Le sue prime vignette erano apparse nel 1988 sulla Gazzetta dello Sport, nella rubrica satirica “Gong”. Nello stesso anno era arrivato anche l’esordio in Rai, con Pit Lane di Ezio Zermiani. Negli anni sarebbero seguite moltissime collaborazioni: La Settimana Enigmistica, il settimanale Rombo, Italiaracing, Paddock, L’Appello del Martedì di Maurizio Mosca e la televisione, dove le sue vignette avevano raggiunto una popolarità particolare con Pole Position, il programma che accompagnava le gare di Formula 1 sulla Rai.
Dal 2007 lavorava come documentatore nella Redazione Motori di RaiSport.
Ma elencare testate, programmi e collaborazioni, oggi, ci sembra quasi insufficiente.
Prima del curriculum viene Carlo
Chi frequenta il mondo dell’umorismo sa che dietro una firma, una vignetta, una caricatura ci sono rapporti che durano anni. Incontri, telefonate, mostre, progetti, scambi di idee e quella complicità particolare che nasce fra persone abituate a osservare la realtà cercando sempre un punto di vista diverso.
Carlo apparteneva a questo mondo.
Era un amico di Buduàr e un nostro collaboratore, e questa è la parte della sua biografia che oggi sentiamo più vicina.
Il suo era un umorismo immediatamente riconoscibile, costruito sulla capacità di cogliere un carattere, una situazione, un dettaglio e trasformarlo in racconto. I motori erano una delle sue grandi passioni e ne conosceva personaggi, storie e retroscena con una competenza che andava molto oltre quella del semplice appassionato.
La vignetta, nelle sue mani, diventava un altro modo di fare cronaca.
Forse è proprio questo uno degli aspetti che più ci piace ricordare di lui: la capacità di stare dentro le cose senza perdere quella piccola distanza necessaria per sorriderne.

Una notizia che non avremmo voluto dare
In queste ore saranno in molti a ricordare il professionista, il vignettista della Formula 1, l’uomo della Rai.
Noi vogliamo ricordare anche — e soprattutto — Carlo.
L’amico.
Il collega con il quale abbiamo condiviso quella strana e bellissima convinzione che accompagna da sempre Buduàr: che un disegno possa raccontare il mondo, qualche volta persino meglio di molte parole.
Oggi, invece, le parole sembrano poche.
Alla sua famiglia, agli amici e a tutte le persone che gli hanno voluto bene va l’abbraccio più sincero di Dino Aloi, Alessandro Prevosto e di tutta la redazione di Buduàr.
Ciao Carlo.

