Meglio tardi… recensioni vintage
Un ritratto privato, un saggio critico, scritti e testimonianze: nel 1977 Franca Faldini e Goffredo Fofi raccolgono intorno a Totò materiali di natura diversa. Riaprire questo volume significa tornare al rapporto fra Antonio de Curtis e il suo personaggio, cercando ciò che una sequenza di battute celebri rischia di lasciare fuori.
Due nomi per un ritratto
La bombetta, il volto obliquo, una posa che basta a suggerire un’intera scena: Totò possiede una riconoscibilità che può diventare una trappola. Quando un attore si identifica tanto facilmente con alcuni gesti e battute, il ricordo tende a trasformarsi in repertorio. Lo si riconosce subito, ma si finisce per interrogarlo meno. Totò: l’uomo e la maschera propone già nel titolo un modo per riaprire la questione.
Firmato da Franca Faldini e Goffredo Fofi e pubblicato da Feltrinelli Economica nell’ottobre 1977, il volume accosta memoria personale, interpretazione e documentazione. La sua struttura dichiara una scelta precisa: lasciare che attorno al protagonista si raccolgano voci e materiali diversi, invece di affidare ogni risposta a un solo racconto biografico.
L’apertura è di Faldini, con Quindici anni con Antonio de Curtis. Segue Totò e Pulcinella di Fofi. L’accostamento è già significativo: da una parte la persona conosciuta nella vita quotidiana; dall’altra il comico da collocare dentro una tradizione e sottoporre a lettura critica. I due percorsi possono illuminarsi reciprocamente, purché il lettore tenga presenti le differenti posizioni di chi scrive.
L’affetto è una fonte, con il suo punto di vista
Nella pagina introduttiva al proprio ricordo, Faldini distingue con chiarezza l’uomo che ha conosciuto dalla figura sullo schermo. Dice che rivederlo al cinema non le restituisce il compagno e rivendica l’interesse per una creatura umana, con virtù e difetti. È una dichiarazione che merita attenzione: l’intimità non viene offerta come semplice accesso al retroscena di una celebrità, ma come ragione autonoma del racconto.
Questa prossimità costituisce un valore della testimonianza e insieme ne determina la prospettiva. L’affetto seleziona, attribuisce importanza, difende una memoria. Non rende il ricordo inutilizzabile; chiede di leggerlo come ricordo, senza scambiarlo per una ricostruzione impersonale. La frase conclusiva della premessa, «era un uomo umano», sintetizza bene l’intenzione, anche nella sua insistita semplicità.
Il titolo scelto da Fofi introduce invece il confronto con Pulcinella. L’interesse dell’impianto sta nella possibilità di mettere in relazione persona e maschera senza considerarne una la spiegazione definitiva dell’altra. Il carattere privato dell’attore, le sue opinioni e le invenzioni del personaggio appartengono a piani che possono incontrarsi, ma conservano differenze. Per una lettura dell’umorismo, è una distinzione particolarmente utile.
Un libro da attraversare in più direzioni
Il sommario mostra quanto il progetto si allarghi oltre questi due contributi. Comprende le opinioni di Totò raccolte dai giornalisti, articoli, poesie e canzoni, testi teatrali, testimonianze di registi e interventi critici. In chiusura arrivano filmografia e repertori dedicati al teatro e alla televisione. La quarta di copertina indica inoltre sessanta illustrazioni.
È soprattutto la presenza dei testi teatrali a rendere promettente il recupero. Titoli come La scampagnata, Nel separé, Sketch del manichino e Il peso dei balocchi offrono punti di partenza per tornare alla costruzione della scena. Un testo scritto non restituisce da solo voce, corpo e tempi dell’interprete; permette però di osservare il materiale sul quale quella presenza lavorava. Il limite della pagina diventa così anche un invito al confronto con lo spettacolo.
Le sezioni sui registi e sui critici rendono possibile un secondo percorso. L’indice riunisce, fra gli altri, Monicelli, De Sica e Pasolini, e accosta interventi di Campanile, Zavattini, Marotta, De Mauro, Eduardo De Filippo e Sandro De Feo. La pluralità dei nomi non garantisce automaticamente un quadro completo, ma offre al lettore occasioni per confrontare modi diversi di guardare lo stesso artista.
Un impianto antologico ha anche un costo: richiede di cambiare passo fra memoria, saggio, documento e repertorio. Chi cerca una biografia continua può trovarlo meno scorrevole di un racconto unitario. Chi desidera consultare, tornare su un testo o seguire una domanda particolare può invece apprezzarne la disposizione.
Perché cercarlo oggi
L’edizione del 1977 va recuperata anche come testimonianza di un momento della fortuna critica di Totò. La quarta insiste sulla rivalutazione del comico e presenta la raccolta con un entusiasmo comprensibile, ma da distinguere dal giudizio del lettore. Le definizioni celebrative appartengono alla storia della ricezione; non occorre adottarle tutte per riconoscere l’utilità del libro.
Il motivo più concreto per cercarlo è la possibilità di passare dalla familiarità con il personaggio alla curiosità per i materiali. Leggere uno sketch, confrontare una testimonianza, ricostruire un’attività teatrale: sono operazioni che rallentano il consumo della battuta e restituiscono domande al sorriso.
Per Buduàr, questo è un recupero pertinente: un volume che offre strumenti per ragionare sul rapporto fra vita, mestiere e maschera. Il suo interesse risiede nell’incontro fra una memoria dichiaratamente affettiva e un progetto critico e documentario. La bombetta resta al suo posto, ma attorno al volto più riconoscibile comincia a comparire una storia da esplorare.
Scheda bibliografica
Franca Faldini e Goffredo Fofi, Totò: l’uomo e la maschera. Feltrinelli Economica, Milano, collana Universale Economica Feltrinelli, prima edizione ottobre 1977. 282 pagine, 60 illustrazioni. Brossura, formato 12,5 × 20,5 cm. Stampa: Edigraf s.n.c., Segrate (Mi). Prezzo originale non rilevato.

