Gli Edenisti: il paradiso secondo Luca Novelli era già in crisi nel 1975

Copertina di Gli Edenisti di Luca Novelli

Meglio tardi… recensioni vintage

Nel 1975 Luca Novelli portava Adamo, Eva, Dio, animali e piante dentro un Eden alle prese con politica, consumismo, ecologia e problemi sociali. Riletto mezzo secolo dopo, Gli Edenisti non è soltanto una curiosità del fumetto umoristico italiano: è un piccolo laboratorio di satira che continua ostinatamente a parlare del nostro presente.

Un paradiso con parecchi problemi

Il titolo promette il paradiso, ma bastano poche pagine per capire che nell’Eden di Luca Novelli qualcosa è andato storto. Adamo ed Eva ci sono, naturalmente, e con loro Dio, l’arcangelo Lele, Chirone, un satiro e un assortimento di animali e vegetali tutt’altro che decorativi. Solo che questo giardino primordiale assomiglia molto meno alla Genesi di quanto assomigli all’Italia che lo leggeva negli anni Settanta.

Qui si discute di politica, sindacalismo, problemi sociali, sovrappopolazione, rapporti di potere, consumismo e ambiente. La mela può diventare un prodotto del neocapitalismo occidentale, gli animali prendono la parola, perfino il mitico unicorno scopre che la propria nobiltà serve a poco davanti alle necessità più prosaiche della vita quotidiana. L’Eden è insomma un microcosmo nel quale Novelli trasferisce, deformandoli appena, i meccanismi della società contemporanea.

È questo il primo motivo per cui vale la pena cercare oggi questo piccolo Dardopocket del febbraio 1975. Non tanto per nostalgia, e neppure soltanto per ricostruire una stagione del fumetto italiano, ma perché la distanza di mezzo secolo produce un effetto curioso: molte delle questioni che dovrebbero essere invecchiate sembrano essersi semplicemente cambiate d’abito.

Ecologia prima che diventasse una parola obbligatoria

Uno dei nuclei più interessanti del libro è il rapporto fra uomo e ambiente. Novelli lo affronta con la leggerezza della striscia e con una sensibilità che, riletta oggi, appare particolarmente significativa. Il paradiso non è un fondale incontaminato: è già un sistema sottoposto alle decisioni, alle contraddizioni e soprattutto alle pretese dei suoi abitanti.

La battuta sulla necessità di “ristrutturare la natura” per creare più posti-fiore è esemplare. Fa sorridere perché applica il linguaggio della pianificazione e dell’efficienza a ciò che dovrebbe essere spontaneo. Ma proprio lì la vignetta compie il suo lavoro migliore: prende un’espressione apparentemente ragionevole e la spinge quel tanto che basta perché ne emerga l’assurdità.

Novelli non costruisce però un trattato ecologista travestito da fumetto. Il suo Eden rimane un luogo comico. Gli animali parlano, protestano, contrattano, si organizzano; gli uomini cercano di amministrare un mondo che continua a sfuggire alle loro categorie. Il meccanismo funziona perché l’autore non rinuncia mai alla battuta per dimostrare una tesi.

Il segno semplice che nasconde il bisturi

Graficamente Gli Edenisti appartiene senza equivoci alla propria epoca. Il tratto è essenziale, immediato, costruito per arrivare rapidamente alla situazione e alla battuta. Non c’è virtuosismo esibito e non serve che ci sia. Novelli lavora per sottrazione: pochi elementi, personaggi immediatamente riconoscibili, balloon che spesso contengono il vero detonatore della vignetta.

È proprio questa semplicità a rendere efficace la componente satirica. Il paradiso infantile e quasi innocente del disegno entra continuamente in collisione con il linguaggio degli adulti: capitalismo, sindacato, burocrazia, organizzazione sociale, conflitti ideologici. L’effetto nasce dallo scarto fra ciò che vediamo e ciò di cui i personaggi discutono.

La raccolta è anche interessante perché permette di osservare un Luca Novelli precedente alla grande attività di divulgatore scientifico per cui sarebbe diventato noto. Nelle pagine introduttive dell’edizione si ricorda che Gli Edenisti erano nati nel 1968, erano apparsi prima su un settimanale e poi sulla Gazzetta di Parma, prima di essere raccolti in questo volume. Eppure qualcosa del Novelli futuro è già riconoscibile: la capacità di trasformare concetti complessi in immagini elementari senza renderli necessariamente banali.

Perché cercare ancora Gli Edenisti

Non tutto ha conservato la stessa freschezza. Alcuni riferimenti politici e alcuni modi di rappresentare il conflitto sociale appartengono chiaramente al clima degli anni Sessanta e Settanta; qualche battuta richiede oggi un piccolo esercizio di contestualizzazione. Ma è proprio questo uno dei piaceri delle recensioni vintage: non chiedere a un libro vecchio di fingersi nuovo.

La valutazione critica, semmai, nasce dal contrario. Gli Edenisti funziona ancora quando accettiamo di leggerlo come un documento del proprio tempo capace, però, di superarlo. Le sue vignette migliori hanno quella qualità rara della satira: partono dall’attualità e finiscono per raccontare un comportamento umano. Cambiano i partiti, le formule economiche e le parole d’ordine; resta la nostra irresistibile tendenza a organizzare, sfruttare, regolamentare e possibilmente migliorare perfino il paradiso.

È un volumetto da bancarella, da scaffale dimenticato, da scatolone di vecchi fumetti. Proprio per questo è il genere di libro per cui esiste Meglio tardi…: se vi capita davanti, non liquidatelo come una reliquia da collezionisti. Apritelo. Nel paradiso di Luca Novelli potreste scoprire che, dopo cinquant’anni, abbiamo cambiato parecchie cose. Tranne forse noi stessi.


Scheda bibliografica
Luca Novelli, Gli Edenisti
Dardopocket, anno 2, n. 12
Casa Editrice Dardo, Milano
Febbraio 1975
Lire 700
Prima apparizione della serie: 1968

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