Gli anni passano, il sorriso resta da conquistare

Copertina di Verso la terza età di Pierpaolo Perazzolli

Meglio tardi… recensioni vintage

In Verso la terza età, Pierpaolo Perazzolli affronta l’invecchiamento con sessanta vignette e un’intenzione dichiaratamente affettuosa. Riletto oggi, il volume invita a osservare quanto sia sottile il confine tra ridere dei luoghi comuni sugli anziani e riproporli. I momenti più interessanti arrivano quando, dietro la battuta, affiora un bisogno umano.

Invecchiare è un argomento facile da riconoscere e difficile da raccontare senza ricorrere a un repertorio già pronto. Il bastone, la poltrona, gli acciacchi, le difficoltà di comunicazione: bastano pochi elementi per costruire una vignetta, ma occorre qualcosa in più perché quella vignetta restituisca una persona. È su questo terreno che si muove Verso la terza età. Per invecchiare bene in Trentino, raccolta del 2014 di sessanta disegni di Pierpaolo Perazzolli, firmati EDYPerazz.

Il sottotitolo colloca il libro in una dimensione territoriale precisa. Nella prefazione, l’autore richiama l’assistenza, il volontariato e le occasioni di partecipazione offerte agli anziani in Trentino. L’umorismo entra dunque in un discorso sul vivere bene: una possibilità di alleggerire l’esperienza dell’età, accompagnandola con un sorriso. Un proposito comprensibile, che però non garantisce da solo la riuscita delle battute.

Ridere insieme, con qualche contraddizione

Perazzolli espone con chiarezza le proprie intenzioni. Vuole scherzare sulla vecchiaia e, nelle pagine introduttive, invita a ridimensionare i preconcetti che fanno dell’anziano una figura definita soltanto dai suoi difetti e dalle sue difficoltà. Si presenta inoltre come qualcuno che si sta avvicinando alla condizione rappresentata: questo dà al discorso una componente autobiografica e riduce la distanza fra chi disegna e chi viene disegnato.

Rimane una tensione interessante. Per contrastare una rappresentazione stereotipata, il vignettista utilizza anche alcuni dei suoi segni più consueti. L’anziano in poltrona, coperto e circondato da oggetti che suggeriscono abitudini poco salutari, appartiene a un immaginario immediatamente riconoscibile. Facilita la lettura, ma rischia di circoscrivere il personaggio prima ancora che questi abbia parlato.

È un limite del meccanismo caricaturale: la sintesi rende efficace un’immagine e, nello stesso tempo, può impoverire ciò che rappresenta. La questione non è pretendere dalla vignetta una descrizione completa della vecchiaia. È chiedersi se il luogo comune venga trasformato oppure semplicemente impiegato come scorciatoia.

Anche la presentazione di Livio Caffieri orienta il volume verso un umorismo di condivisione. L’autocritica, la capacità di prendersi in giro e il piacere di far ridere gli altri ne costituiscono il centro. Queste pagine aiutano a comprendere il tono della raccolta, senza doverle assumere come una certificazione del suo valore.

Quando la battuta lascia affiorare altro

Fra le tavole da segnalare c’è Il motivatore: una figura in piedi si rivolge con un megafono all’uomo sprofondato nella poltrona. La domanda mette in dubbio che quel modo di vivere serva a guadagnare anni. Il contrasto fra l’energia del richiamo e l’immobilità del destinatario rende la scena leggibile al primo sguardo.

È un umorismo costruito su una situazione familiare, più vicino al richiamo bonario che alla sorpresa destabilizzante. Il disegno dispone gli indizi con chiarezza; la battuta segue una direzione abbastanza prevedibile. Si sorride soprattutto riconoscendo un comportamento, mentre resta limitato lo spazio per un’interpretazione ulteriore.

Più interessante è Solitudine. Una donna seduta davanti a una sfera di cristallo chiede all’eventuale presenza di fare quattro chiacchiere. Un oggetto associato alla divinazione diventa il mezzo per cercare una compagnia. Il rovesciamento è semplice, ma cambia il peso della scena: dietro l’assurdità del gesto si riconosce una necessità concreta.

Qui la protagonista acquista consistenza attraverso il suo desiderio. La battuta non riguarda soltanto una stranezza attribuita all’età; riguarda l’assenza di qualcuno con cui parlare. Il sorriso conserva una lieve amarezza e l’immagine continua a lavorare dopo che il meccanismo comico è stato compreso. È una tavola che suggerisce con particolare efficacia le possibilità del tema, senza bisogno di caricare il messaggio.

Un piccolo libro da rileggere senza indulgenza

Il segno di Perazzolli privilegia figure caricaturali, nasi pronunciati, proporzioni deformate e ambienti essenziali. Il colore morbido, dalla tessitura visibile, accompagna il tono domestico delle scene. La costruzione punta alla comprensibilità: personaggi, oggetti e parole collaborano a rendere subito evidente la situazione.

Le brevi diciture poste sotto le vignette ne indicano il tema. Offrono un percorso ordinato, ma possono anche spiegare ciò che l’immagine ha già comunicato. In Solitudine, per esempio, il titolo conferma una lettura che il disegno e la richiesta della protagonista suggeriscono autonomamente.

Recuperare oggi questo volume significa anche misurare la distanza fra la volontà di parlare degli anziani con affetto e la capacità di rappresentarli oltre un repertorio consueto. È una ragione di lettura più convincente della nostalgia: permette di osservare quali immagini resistano e quali formule mostrino i propri limiti.

Il confronto fra Il motivatore e Solitudine restituisce bene due diverse possibilità di questo umorismo: il riconoscimento immediato di un’abitudine e una situazione capace di introdurre una piccola incrinatura emotiva. Il valore della riscoperta sta soprattutto nella seconda: quando la caricatura concede al personaggio il tempo di diventare una persona.

Scheda bibliografica
Pierpaolo Perazzolli (EDYPerazz), Verso la terza età. Per invecchiare bene in Trentino, 2014, 60 vignette. Presentazione di Livio Caffieri. Grafica e stampa: Tipografia Mercurio, Rovereto.