di Francesco Botter
Nell’ambito dell’umorismo disegnato non credo esista, come nel settore dell’arte, una figura professionale analoga a quella del critico.
Certo, ci sono studiosi appassionati e preparati, riconosciuti come voci autorevoli, come i nostri bravi Dino Aloi e Paola Birbanti, solo per citare due nomi ricorrenti nella preziosa sfera di Buduàr e molti autori hanno conquistato la stima e l’attenzione di famosi scrittori e giornalisti; tuttavia, una disciplina corale, una scuola appositamente dedicata per esplorare con criteri critici il vastissimo panorama del disegno umoristico, ancora deve configurarsi.
Peccato, perché sono molti i Caravaggio e i Picasso del pennino sui quali si potrebbe scrivere, riscrivere e sviscerare stimolanti apparati critici, dando forma a una specifica scuola di critica d’arte dell’umorismo disegnato.
Anche in questo campo, sebbene con modalità diverse, ci sono state correnti, stili, manierismo, tecniche, grandi nomi e bravi professionisti, autenticità e bluff, sublimi traguardi e mediocrità, tutti gli ingredienti tipici del mondo dell’arte e della creatività, quindi meritevole di un’attenzione antologica specifica, in grado di mettere ordine con metodo filologico la storia.
Sicuramente i scintillanti grandi nomi degli autori di spicco hanno meritato di entrare nell’olimpo dell’arte grazie a indiscusse e riconosciute doti; tuttavia, dietro le luminose ombre del loro successo esiste una nutrita popolazione di autori che hanno contribuito a solidificare la struttura del podio su cui svettano, in un percorso complesso e vario che sarebbe opportuno descrivere in tutta la sua ampiezza.
Vittorio Grimandi, al pari dei suoi colleghi dell’agenzia “Disegnatori Riuniti”, è un valido componente italiano di questa grandiosa impalcatura mondiale.
(Continua su Buduàr 76)

