Nel giugno 2020 una squadra di autori coordinata da Marco Tonus trasformò il modello di Topolino in un giornale della quarantena. Riletto oggi, Pangolino conserva il valore di un esperimento satirico collettivo: un albo che usa la familiarità dei fumetti dell’infanzia per mettere in scena un presente improvvisamente irriconoscibile.
Il giornalino dei ricordi prende il virus
La prima battuta arriva prima di aprire l’albo. Il rosso della copertina, la testata gialla, il personaggio che avanza sorridente invitano al riconoscimento. Poi cominciano le sostituzioni: Topolino è diventato Pangolino, Walt Disney lascia spazio a Wuhan, Arnoldo Mondadori si trasforma in Arnaldo Tonus. In alto leggiamo «Quarantena 2020» e «Fase I».
Il richiamo alla copertina del primo Topolino libretto, uscito nel 1949, introduce il principio dell’operazione: modificare un oggetto familiare finché la rassicurazione diventa sospetto. Guanti azzurri e mascherina collegano immediatamente il protagonista alla cronaca dell’emergenza.
Pangolino è un’autoproduzione collettiva diretta da Marco Tonus. Nell’intervista concessa a Frizzifrizzi nel giugno 2020, l’autore raccontava di aver avuto l’idea il primo maggio e di aver riunito rapidamente i collaboratori. I guanti celesti erano il vincolo grafico comune: un dettaglio quotidiano della pandemia che si inseriva con sorprendente naturalezza nell’iconografia disneyana.
Una macchina del tempo per uscire dalla quarantena
Nelle prime pagine di Pangolino e il Virus Mandarino, Gianluca Maconi mette al lavoro la grammatica dell’avventura: una convocazione misteriosa, uno scienziato, una macchina del tempo, un assistente sospetto e il finale sospeso. Dentro questa struttura entrano le distanze di sicurezza, le mascherine improvvisate e l’esasperazione della convivenza forzata.
Il professore vuole spedire i protagonisti nel futuro per sapere quando finirà la pandemia: un desiderio collettivo trasformato in motore narrativo. Maconi conserva una pagina ordinata, personaggi espressivi e ambienti domestici accoglienti. Proprio questa familiarità rende più brusca l’irruzione della cattiveria: lo scienziato confessa di non sopportare più l’assistente, fino a fantasticarne il soffocamento. Il mondo del giornalino si deforma attraverso un sentimento riconoscibile del confinamento.
Più direttamente politica è Ivo e l’evocazione dell’Inps, scritta da Stefano Antonucci e disegnata da Fabrizio Pluc Di Nicola. La richiesta di un sussidio diventa un percorso amministrativo impossibile: ogni credenziale ne richiede un’altra, il tempo concesso scade un minuto prima della risposta. Il bisogno urgente si scontra con una procedura indifferente.
Il protagonista, lavoratore autonomo con aspirazioni rivoluzionarie, ricorre infine a un’evocazione. L’apparizione di un Andreotti in versione papera introduce il tema del compromesso, mentre la caricatura dell’ambiente militante impedisce di distribuire troppo comodamente innocenza e colpe. Qualche riferimento procede per riconoscimenti immediati; il disegno morbido di Di Nicola tiene però insieme soprannaturale, caricatura politica e commedia della precarietà.
Dal gelato al servizio di delazione
La scelta più convincente è trattare la rivista come un organismo completo. Posta, giochi, pubblicità e colophon partecipano alla finzione. La «Direzione periodici contagi», le associazioni inventate e le indicazioni editoriali assurde prolungano la battuta negli spazi solitamente attraversati senza attenzione. Anche i caratteri piccoli chiedono di essere letti.
La finta pubblicità di Choilcovíd, con il pipistrello paffuto e il suo «sapore croccante», accosta la seduzione dei prodotti per ragazzi all’immaginario inquietante dei primi mesi del 2020. Oggi quelle allusioni raccontano anche la circolazione di ipotesi, paure e semplificazioni: appartengono al materiale satirico dell’epoca, da leggere nella sua cornice storica.
Ancora più preciso è l’annuncio che invita a entrare nel «servizio di delazione». Impaginazione austera, binocolo e coupon trasformano il controllo dei vicini in una vocazione. Runner, coppiette e persone sospettate di usare il cane come lasciapassare diventano categorie da segnalare. Il balcone, simbolo della socialità a distanza, si fa postazione di sorveglianza. La pagina conserva qualcosa di sgradevole: l’entusiasmo con cui si può assumere il ruolo di guardiano degli altri.
Che cosa resta, sei anni dopo
Il rischio di una parodia così ricca di rimandi è che il riconoscimento basti a se stesso. Cambiare un nome o introdurre una mascherina può produrre una battuta efficace senza sviluppare una critica altrettanto incisiva. Inoltre la cronaca invecchia rapidamente: alcuni riferimenti richiedono già una memoria del periodo.
Resta però la qualità dell’idea editoriale: costruire un intero giornale capace di accogliere firme diverse in una cornice coerente. Nel 2020 Pangolino condivise con COme VIte Distanti il Premio Boscarato nella categoria speciale Covid Project, un riconoscimento al suo posto fra le produzioni nate durante l’emergenza.
Per Buduàr, il motivo per recuperarlo sta soprattutto nella capacità di fare satira attraverso ogni componente della pubblicazione. Le pagine più riuscite trasformano i comportamenti e le frustrazioni della quarantena in situazioni comiche leggibili ancora oggi. E ricordano quanto lavoro serva per dare alla rabbia la forma, apparentemente innocente, di un giornalino.
Scheda bibliografica
Pangolino, n. 1, giugno 2020. Autori vari; ideazione e direzione di Marco Tonus. Autoproduzione, 60 pagine a colori.
Per il contesto editoriale: intervista a Marco Tonus su Frizzifrizzi; vincitori del Premio Boscarato 2020.
