Le zanzare sono ancora tutte puttane: Beppe Tosco e l’arte di non sopportare niente

Nel 2012 Beppe Tosco dichiarava guerra alle piccole idiozie quotidiane. Quattordici anni dopo, tra caffè impossibili, tecnologia, burocrazia e irritazioni assortite, molte delle sue insofferenze fanno ancora centro. E quelle invecchiate raccontano comunque un pezzo della nostra vita recente.

La vita sarebbe bellissima, se non fosse per tutto il resto

Ci sono libri che invecchiano perché parlano di cose scomparse. E ce ne sono altri che, proprio quando qualcosa scompare, diventano più divertenti. Beppe Tosco, in Le zanzare sono tutte puttane, parte da una materia apparentemente modestissima: tutto ciò che durante una giornata riesce a irritarci senza avere abbastanza importanza per meritare una vera tragedia.

Il sottotitolo è già un programma: Tolleranza zero contro i piccoli fastidi quotidiani. Stampato nel gennaio 2012 per Mondadori Direct/Mondolibri, il libro mette in fila capitoli dedicati alle automobili e ai loro accessori, al GPL, agli ombrelli, al caffè, ai cellulari, ai rasoi multilama, al codice IBAN, alle case di vacanza, alle ricette mediche, ai cani, alla vecchiaia e naturalmente alle zanzare. Un inventario dell’insopportabile.

Tosco chiarisce subito quale sia il denominatore comune di argomenti tanto diversi: la nostra pressoché inesauribile capacità di complicare le cose e, soprattutto, di essere sciocchi. È una dichiarazione di poetica travestita da sfogo.

Prendere una sciocchezza e portarla fino all’assurdo

Il meccanismo comico di Tosco consiste nel partire da qualcosa che conosciamo benissimo e spingerlo qualche metro più avanti, finché la realtà non precipita nel surreale. Non inventa necessariamente mondi impossibili: gli basta osservare con attenzione quello che abbiamo già costruito.

Prendiamo il caffè. Entrare in un bar, ordinarlo, berlo e andarsene dovrebbe essere una delle operazioni più semplici della civiltà occidentale. Tosco osserva invece la proliferazione delle varianti e comincia ad accumularle: espresso, lungo, macchiato, decaffeinato, caldo, freddo, dolcificato, con latte, panna e altre combinazioni sempre più improbabili. La comicità nasce dall’elenco e l’elenco, continuando, trasforma un’abitudine quotidiana in un rituale folle.

È una tecnica che appartiene profondamente alla scrittura comica: l’esagerazione non sostituisce la realtà, la mette sotto una lente. Più Tosco accumula, più ci accorgiamo che il punto di partenza non era poi così assurdo. È il mondo reale ad avergli fornito quasi tutto il materiale.

Lo stesso vale per i caricabatterie dei cellulari, per il codice IBAN, per i rasoi ai quali sembra necessario aggiungere continuamente una lama, per il linguaggio incomprensibile delle ricette mediche. Piccole seccature che non giustificherebbero una rivolta, ma che sommate formano quella particolare nevrosi della vita contemporanea nella quale tutti, prima o poi, ci riconosciamo.

Dietro Tosco c’è il mestiere dell’autore comico

Il libro diventa più interessante quando lo si legge sapendo da dove arriva la sua voce. Tosco è autore radiofonico e televisivo; nella nota biografica del volume vengono ricordate le collaborazioni con Luciana Littizzetto, Enrico Bertolino, Ale e Franz, Luca e Paolo, Ambra Angiolini, Geppi Cucciari e Victoria Cabello, oltre agli interventi di satira surreale per La Bomba di Radio Deejay.

Proprio Littizzetto compare anche nei ringraziamenti. Tosco le riconosce di averlo aiutato negli anni nella ricerca della sintesi e di averlo spinto verso similitudini e paradossi sempre più visionari. È una piccola indicazione che spiega molto del libro: dietro l’apparente libertà dello sfogo c’è il mestiere di chi sa che una buona idea comica deve essere compressa, accelerata e poi fatta esplodere nel momento giusto.

L’indice stesso sembra una scaletta per uno spettacolo: Autan Extreme, “Quattroruote” e mille accessori, Due cuori e un ombrello, Caffè uguale per tutti, Sia maledetto il codice IBAN, Segnali di vecchiaia. Prima ancora di leggere i capitoli sappiamo già che cosa accadrà: qualcuno prenderà una nostra piccola irritazione privata e la farà diventare collettiva.

Quattordici anni dopo, che fine hanno fatto i fastidi?

È qui che Meglio tardi… trova la ragione per recuperare oggi questo libro. Dal 2012 sono trascorsi quattordici anni e una parte del divertimento consiste nel controllare quali insofferenze abbiano resistito.

La tecnologia è naturalmente il terreno sul quale il tempo si vede di più. Telefoni, accessori e caricabatterie sono cambiati, alcune complicazioni sono state superate e altre, che Tosco non avrebbe potuto prevedere, hanno preso immediatamente il loro posto. È quasi una legge della conservazione del fastidio: risolto un problema, l’umanità sembra impegnarsi a inventarne uno nuovo.

Altre irritazioni, invece, sono praticamente intatte. L’IBAN continua a essere abbastanza lungo da far dubitare della propria capacità di copiare una sequenza di caratteri. Ordinare un caffè può ancora trasformarsi in una dichiarazione identitaria. L’età continua a mandarci segnali che preferiremmo non ricevere. E le zanzare, sul punto, non sembrano aver compiuto alcun percorso di redenzione.

Non tutto è invecchiato allo stesso modo e qualche riferimento appartiene ormai chiaramente all’Italia dei primi anni Dieci. Ma è proprio questo a rendere interessante la rilettura. Le zanzare sono tutte puttane finisce per essere anche un piccolo catalogo archeologico delle nostre nevrosi recenti.

Tosco non pretende di correggere il mondo. Fa qualcosa di più ragionevole: lo guarda, individua il dettaglio che non funziona e lo esaspera finché diventa comico. È una forma di vendetta a basso costo contro la quotidianità. Non elimina le zanzare, il codice IBAN o il caffè macchiato tiepido con richieste impossibili. Però, almeno per qualche pagina, permette di riderne.

E quattordici anni dopo non è poco.


Beppe Tosco
Le zanzare sono tutte puttane. Tolleranza zero contro i piccoli fastidi quotidiani
Mondadori Direct / Mondolibri, Milano
Finito di stampare: gennaio 2012