Gli anni bui

Uno dei direttori di Buduàr presenta Sorridere dopo gli anni bui, un viaggio attraverso 84 giornali umoristici pubblicati tra il 1943 e il 1949.

C’è un filo che attraversa tutta la storia della satira: la libertà. Raccontare i giornali umoristici usciti in Italia tra la caduta del fascismo e i primi anni della Repubblica significa, infatti, raccontare anche un Paese che, dopo la guerra e la dittatura, torna lentamente a discutere, criticare e ridere del potere.

È il percorso al centro di Sorridere dopo gli anni bui, il libro di Dino Aloi, uno dei direttori di Buduàr, che sarà presentato nell’ambito di LuccAutori. Il volume prende in esame 84 giornali umoristici e satirici pubblicati tra il 1943 e il 1949, ricostruendo, attraverso testate celebri e pubblicazioni quasi dimenticate, una stagione breve ma particolarmente significativa della stampa italiana.

La scelta del 1943 come punto di partenza non è casuale. Il fascismo è ancora in piedi e la guerra non è terminata, ma qualcosa comincia a muoversi. Il 25 dicembre esce Pasquino, mentre clandestinamente viene pubblicata La ramazza del partigiano. Continuano, nello stesso periodo, a circolare giornali legati alla Repubblica Sociale Italiana, alcuni dei quali presentano anche contenuti antisemiti.

La stampa riflette così l’immagine di un’Italia profondamente divisa, nella quale la satira non è soltanto uno strumento di comicità e critica, ma anche un’arma di propaganda e di battaglia politica.

Con la Liberazione il panorama cambia rapidamente. Il 10 giugno esce Cantachiaro e, nel giro di pochi anni, le pubblicazioni umoristiche si moltiplicano, dando voce agli orientamenti più diversi.

«È un periodo bello perché si capisce che cos’è la democrazia. Escono giornali di tutti gli orientamenti politici. Anche la destra appena battuta può fare giornali satirici», spiega Aloi.

Tra le testate più note figurano Candido, L’Uomo Qualunque e Il Travaso, ma il libro riporta alla luce anche esperienze meno conosciute, come Rosso e nero e Liscio e busso. Una produzione che non interessa soltanto i grandi centri editoriali di Roma, Milano e Torino, ma coinvolge numerose città di provincia, restituendo la vivacità di un Paese desideroso di tornare a parlare con molte voci.

Il percorso si conclude nel 1949, quando quella particolare stagione comincia gradualmente a esaurirsi. Durante l’incontro saranno proiettate immagini delle testate raccolte nel volume: titoli, vignette e linguaggi di un’epoca nella quale ricominciare a ridere significava anche ricominciare a essere liberi.

La presentazione fa parte del programma di LuccAutori, in calendario dal 3 al 18 ottobre. Il festival, diretto da Demetrio Brandi e abbinato al premio letterario Racconti nella Rete, che festeggia quest’anno il venticinquesimo anniversario, propone incontri dedicati alla letteratura, al giornalismo, all’arte e allo spettacolo.

Tra gli appuntamenti figurano l’omaggio a Bruno Lauzi, con il figlio Maurizio, Dario Salvatori, Edoardo De Angelis e Silvia Salemi, e la mostra Bruno Lauzi sull’onda del ricordo, con opere di vignettisti e illustratori italiani. Nel programma trova spazio anche il Premio Buduàr, assegnato al miglior racconto umoristico insieme agli altri riconoscimenti del festival.