Ecco (settebello), Milano 1939

Settebello, 1939

Negli anni turbolenti che precedono la Seconda guerra mondiale, la satira italiana non tace, ma si adatta. È in questo contesto che nasce Ecco, una curiosa metamorfosi del celebre settimanale Settebello. La rivista, attiva a Milano, cambia temporaneamente nome nel 1939, mantenendo però la stessa redazione e gli stessi collaboratori. Si tratta, di fatto, di una trasformazione più formale che sostanziale: l’anima resta quella ironica, disincantata e graficamente elegante che aveva reso Settebello uno dei periodici più raffinati del panorama umoristico nazionale.

Il titolo Ecco sembra quasi una dichiarazione di presenza: un modo per dire “ci siamo ancora”, in un’epoca in cui la libertà di stampa e di tono cominciava a ridursi drasticamente. Forse un espediente editoriale per continuare a pubblicare nonostante le pressioni del regime, forse un semplice tentativo di rinnovamento, la testata appare comunque come un segno di resistenza culturale, mascherata da leggerezza.

Nelle sue pagine si ritrovano firme note del disegno e della scrittura satirica, autori capaci di mantenere un equilibrio tra umorismo e prudenza. Le vignette raccontano la vita quotidiana con il consueto spirito milanese: elegante, graffiante, ma mai apertamente provocatorio. Gli illustratori si muovono con maestria tra linee sintetiche e decorazioni raffinate, in un gusto che unisce modernità e tradizione.

Ecco conserva dunque il tono frizzante del Settebello, ma con un’atmosfera più sorvegliata. Non mancano rubriche di costume, piccoli racconti e caricature di personaggi del tempo. La rivista parla di teatro, moda, società, ma sempre attraverso il filtro dell’ironia e della leggerezza grafica. È la testimonianza di un umorismo che cerca di sopravvivere all’interno di una società che si sta irrigidendo, dove ridere comincia a essere un atto di discreta coraggiosa normalità.

Dal 1941 la testata torna al nome originario, Settebello, quasi a chiudere un cerchio. Ma quella breve parentesi con il titolo Ecco resta significativa: il segno di un adattamento, di una pausa strategica che permette alla rivista di continuare a esistere. Dopo la guerra, nel 1945, Settebello rinasce in una nuova edizione, simbolo della continuità di un progetto editoriale che aveva saputo cambiare pelle senza perdere il proprio spirito.

Oggi Ecco (Settebello) è una delle tante gemme rare della stampa umoristica italiana. Piccola, elegante, fugace, rappresenta la tenacia degli autori che, anche nei momenti più difficili, seppero continuare a raccontare il mondo con un sorriso intelligente.

Nella memoria di Buduàr, questa testata è più di un nome: è la prova che l’ironia, se è autentica, trova sempre il modo di farsi sentire — anche solo sussurrando “Ecco”, prima di tornare a chiamarsi Settebello.

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