È mancato Ferruccio Alessandri, amico di Buduàr, autore, grafico e traduttore che ha dedicato tanta parte della sua vita al fumetto e all’umorismo. Alla figlia Marzia va l’abbraccio affettuoso della nostra redazione.
Fu Alessandri a portare in Italia Mad, la celebre rivista umoristica americana. È un capitolo che merita un posto centrale nel suo ricordo: il catalogo della Fondazione Franco Fossati gli attribuisce la cura dell’edizione italiana uscita dal 1971 al 1973 e di quella tornata in edicola fra il 1990 e il 1991. Portare da noi Mad significava confrontarsi con un umorismo fatto di parodie, giochi linguistici e riferimenti alla società americana, cercando il modo di farlo arrivare ai lettori italiani. Un lavoro di mediazione culturale, oltre che editoriale.
Nato ad Ancona nel 1935, Alessandri aveva attraversato molti mestieri dell’editoria: la grafica e la direzione artistica, il disegno, la scrittura, la traduzione. Aveva lavorato per testate come Linus, Eureka e Gamma, ed era stato direttore editoriale e art director di Williams Inteuropa e Glénat Italia.
Molti lettori hanno incontrato il suo lavoro senza conoscerne il volto, attraverso le parole nei balloon. Fra i fumetti che aveva tradotto figurano Peanuts, Garfield, Dick Tracy e Jeff Hawke. Tradurre una striscia umoristica richiede di custodire il ritmo, le pause e la sorpresa della battuta: anche così si contribuisce alla vita di un personaggio nell’immaginazione dei lettori.
La sua curiosità si estendeva alla fantascienza, alla quale aveva dedicato racconti, illustrazioni e copertine. Il Catalogo Vegetti documenta, fra gli altri, Virus instabile, scritto con Luigi Cozzi, e numerosi interventi di saggistica. Aveva inoltre insegnato computer grafica alla Scuola del Fumetto di Milano.
Per Buduàr, Ferruccio era un amico e una firma delle nostre pagine. Nell’indice curato da Paola Biribanti ritroviamo i suoi disegni nei numeri 67, 68 e 69, sotto il titolo Mal alcoolia, nel numero 70 e nei Supplì dal 2 al 7. Pagine che oggi possiamo riaprire per ritrovare il suo segno e il suo umorismo.
Accanto al percorso professionale resta una testimonianza affettuosa di Carlo Peroni. Nel suo blog, nel febbraio 2006, lo descriveva come sempre sorridente e disponibile, aggiungendo che «non conosce bene il significato della parola “no”». Sono parole che restituiscono la persona, oltre alle tante cose fatte.
Salutiamo Ferruccio con affetto e gratitudine. Alla figlia Marzia e a tutta la famiglia siamo vicini nel dolore.
Fonti: Fondazione Franco Fossati, catalogo di Mad; profilo biografico di Ferruccio Alessandri; Catalogo Vegetti; indice dei nomi di Buduàr; PeroBlog di Carlo Peroni, febbraio 2006.
