Alan Ford, la rivoluzione continua: «Il controllore» guarda avanti e ritrova il passato

Con il numero 686, Riccardo Secchi aggiunge un nuovo tassello al rinnovamento di Alan Ford. Luca Esposito raccoglie il testimone ai disegni, la storia mantiene il passo e il finale apre prospettive interessanti. Intanto, l’anticipazione della prossima copertina annuncia un cambiamento che riguarda anche l’identità grafica della testata.

Il rinnovamento supera la prima prova

Una svolta narrativa comincia a diventare credibile quando riesce a proseguire. L’effetto sorpresa serve a richiamare l’attenzione; il numero successivo deve dimostrare che dietro la novità esiste una direzione. Il controllore, numero 686 di Alan Ford Original, offre una conferma incoraggiante: il percorso intrapreso da Riccardo Secchi continua a produrre una lettura piacevole e la curiosità di scoprire che cosa accadrà dopo.

L’episodio riprende la vicenda del mese precedente e ne sviluppa le possibilità senza dare l’impressione di limitarsi ad allungarla. La storia scorre, tiene insieme dialoghi e situazioni e arriva a un finale che lascia aperte parecchie strade. Senza anticiparne gli sviluppi, è proprio questa disponibilità del racconto a sorprendere ancora a costituire il risultato più interessante. In una serie tanto longeva, ritrovare l’attesa per il prossimo numero conta molto.

Anche la satira cerca appigli nel presente. Nello scambio fra il sindaco e l’ispettore Brok, fra autorizzazioni, sequestri e sistemi informatici, il potere si esercita soprattutto attraverso il rimpallo delle responsabilità. Il sindaco difende i propri progetti e considera sbagliate le norme che li ostacolano: una logica nella quale il lettore italiano può riconoscere più di una familiarità. La deformazione grottesca funziona perché parte da comportamenti comprensibili, senza bisogno di spiegare troppo il bersaglio.

Luca Esposito raccoglie il testimone

Ai disegni arriva questa volta Luca Esposito, chiamato a sostenere il seguito dopo la prova di Tacconella. Il confronto è inevitabile, ma va affrontato tenendo conto delle differenze fra i due autori. Tacconella può permettersi libertà espressive, deformazioni e scarti che appartengono al suo modo di disegnare. Riprodurli dall’esterno rischierebbe di ridurli a maniera.

Esposito sceglie una strada più sorvegliata e tiene bene la sfida. Le tavole accompagnano il racconto con chiarezza, i personaggi rimangono riconoscibili e la recitazione sostiene gli scambi verbali. Nelle scene d’ufficio, dove buona parte dell’azione passa attraverso le parole, espressioni e gesti evitano che la sequenza si riduca a una successione di teste parlanti.

È significativo anche il passaggio dedicato alla presentazione del Controllore. L’enfasi della posa, dell’abbigliamento e dell’oggetto esibito viene subito ridimensionata dalla situazione domestica. La costruzione accosta il momento solenne alla sua smentita quotidiana: un meccanismo comico che trova nel disegno un sostegno efficace.

Il segno resta più composto rispetto a quello di Tacconella e in alcuni momenti si potrebbe desiderare maggiore elasticità. Nel complesso, però, Esposito consente alla storia di procedere con sicurezza. È una prova importante anche per il rinnovamento della serie: la nuova direzione deve poter funzionare attraverso sensibilità grafiche differenti.

La prossima copertina indica una strada

La rivoluzione passa anche da una piccola anticipazione editoriale. La pubblicità del numero 687, Xmas Baby, mostra una copertina di Tacconella: un avvicendamento rispetto a Dario Perucca, che firma ancora quella di questo numero.

A colpire è soprattutto il ritorno del titolo dentro l’illustrazione. Nella copertina annunciata, le lettere partecipano alla composizione e alla gag natalizia, anziché apparire come una dicitura applicata a lavoro concluso. Finalmente si abbandona quel carattere tipografico poco felice che aveva impoverito la presentazione dei titoli.

Può sembrare un dettaglio, ma per una pubblicazione seriale la copertina è una dichiarazione d’identità. Recuperare un rapporto vivo fra scritta e disegno significa tornare a considerarla un’immagine da progettare nella sua interezza. Questo ritorno al passato appare quindi sensato: recupera una cura che può servire al presente della testata.

Adesso serve un albo curato fino in fondo

Restano diversi aspetti sui quali intervenire. Le pagine pubblicitarie e l’apparato redazionale hanno ancora un’impostazione grafica debole, poco coerente con l’attenzione che il fumetto sta cercando di riconquistare. I collegamenti web sottolineati, trasferiti sulla carta con l’aspetto di link cliccabili, sono un esempio minuto ma rivelatore: suggeriscono materiali riversati nell’impaginazione senza un adattamento sufficiente al mezzo.

Anche la coda revival convince poco. In questo numero è affidata ad Alessandro Manzoni, con testi di Max Bunker, disegni di Dario Perucca e chine di Oskar. Il recupero del passato avrebbe bisogno di una funzione editoriale più riconoscibile; così rischia di diventare un’appendice che rallenta e disperde l’impressione lasciata dalla storia nuova. Meglio valutare persino una riduzione delle pagine, se l’alternativa è conservarle per abitudine.

Soprattutto, sarebbe bello ritrovare un dialogo con i lettori: uno spazio capace di accogliere osservazioni, raccontare le scelte e accompagnare questa trasformazione. Una serie può ricostruire il rapporto con il proprio pubblico anche attraverso le pagine che circondano le avventure.

Il giudizio resta comunque positivo. Il controllore conferma una direzione promettente e mostra che il cambiamento può avere continuità. C’è ancora lavoro da fare intorno alla storia; dentro la storia, però, è tornata la voglia di andare avanti. Per ora, dunque: bravo Riccardo.

Scheda bibliografica
Alan Ford Original n. 686 — Il controllore, novembre 2026, 1000 Volte Meglio Publishing. Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Riccardo Secchi. Disegni: Luca Esposito. Copertina: Dario Perucca. Prezzo: 5 euro.