Il potere messo a nudo: le immagini antifasciste di Mario De Micheli

Meglio tardi… recensioni vintage

Nel 1976 Mario De Micheli riuniva cinquant’anni di immagini contro fascismo e nazismo, accostando caricatura, pittura e denuncia politica. Riletto oggi, il volume conserva forza visiva e interesse documentario, ma invita anche a discutere il criterio che distingue la satira destinata a durare dalla vignetta legata alla cronaca.

Una raccolta che dichiara da dove guarda

Il titolo non lascia spazio agli equivoci: Contro il fascismo. 50 anni di immagine satirico-politica nel mondo è un libro di intervento. Pubblicato da Fratelli Fabbri Editori nel 1976, nella collana “Attraverso le immagini”, nasce dalla convinzione che il disegno possa smontare la rappresentazione che il potere offre di sé. De Micheli affida alle opere una funzione di conoscenza, oltre che di opposizione: mostrare, attraverso deformazioni e allegorie, ciò che la retorica ufficiale cerca di nascondere.

La struttura procede dal disegno italiano sotto la dittatura alla caricatura tedesca negli anni del nazismo, passa attraverso la guerra di Spagna e il secondo conflitto mondiale e arriva alla lotta contro il neofascismo. Chiudono il volume una selezione di commenti e giudizi, con testi fra gli altri di Gramsci, Gobetti, Adorno e Reich, e una bibliografia essenziale. La sequenza costruisce un percorso storico, pur mantenendo al centro le singole personalità artistiche.

Il contesto del 1976 è essenziale per comprendere questa impostazione. Nell’introduzione De Micheli richiama le stragi di Milano e Brescia, la dittatura dei colonnelli greci e il Cile di Pinochet. Sono i riferimenti attraverso cui collega il passato al proprio presente. Per il lettore di oggi quelle pagine hanno dunque un doppio interesse: raccontano l’opposizione figurativa alle dittature e documentano il modo in cui una parte della cultura antifascista degli anni Settanta interpretava la loro eredità.

Quando il grottesco smette di far ridere

Fra le tavole da segnalare, quella di Galantara a pagina 17 offre un esempio immediato della capacità del disegno di trasformare una parola in azione. Le lettere di “BASTA!” diventano un peso che abbatte una figura costruita con i fasci littori. Il messaggio occupa fisicamente la scena: il dissenso prende corpo, mentre l’emblema dell’autorità perde equilibrio e dignità. È una soluzione diretta, che conserva efficacia anche quando il lettore non conosce ogni dettaglio dell’occasione originaria.

Diverso è il procedimento del Blocco nazionale, riprodotto a pagina 31 e riferito alla campagna elettorale del 1921. Qui una creatura mostruosa racchiude il fascio dentro una bocca a forma di stella. Il disegno traduce la coalizione politica in una minaccia di divoramento. La didascalia aiuta a ricostruirne il bersaglio, ma sono i denti, gli artigli e il nero compatto del corpo a comunicare per primi il giudizio.

Con l’Interrogatorio di Mario Mafai, dalla serie delle Fantasie del 1940–1944, il registro cambia ancora. La deformazione dei personaggi e l’atmosfera torbida portano il grottesco sul terreno dell’incubo. L’immagine non cerca la battuta risolutiva: mette davanti alla violenza e alla degradazione dei rapporti umani. Questo passaggio chiarisce quanto sia ampia la nozione di immagine satirico-politica adottata nel volume.

L’accostamento di caricaturisti e pittori è uno dei suoi pregi. Galantara e Scalarini convivono con Grosz, Heartfield, Picasso, Guttuso, Mafai e altri autori dalle ricerche molto diverse. Si può così osservare come uno stesso fronte di opposizione produca linguaggi differenti: il simbolo leggibile a colpo d’occhio, la deformazione anatomica, il montaggio, la scena corale. La comune posizione politica non annulla le differenze del segno.

Una scelta forte, con un confine discutibile

De Micheli esplicita però una gerarchia che merita attenzione. Privilegia opere alle quali riconosce qualità figurative capaci di superare l’occasione contingente ed esclude una parte dei disegnatori più legati alla tradizione della vignetta, considerati spesso più efficaci nella battuta che nell’elaborazione visiva. La restrizione è consapevole: l’autore ritiene che alla minore estensione della raccolta corrisponda una maggiore intensità.

Il criterio permette di costruire un’antologia visivamente ambiziosa. Tuttavia, per chi si occupa di umorismo grafico, il confine è discutibile. La rapidità della vignetta, il suo rapporto con un fatto preciso e la collaborazione fra parole e disegno sono caratteristiche del linguaggio giornalistico. La loro dipendenza dalla cronaca può rendere necessaria una spiegazione successiva, ma non basta a ridurne il valore artistico o documentario.

Anche il commento politico richiede una lettura consapevole. La polemica con Renzo De Felice, presente nell’introduzione, mostra quanto De Micheli voglia orientare il giudizio del lettore. Questa voce dà coesione alla raccolta; al tempo stesso, alcune distinzioni storiche rischiano di passare in secondo piano rispetto alla continuità della denuncia.

Vale ancora la pena recuperare Contro il fascismo per la qualità degli incontri che propone e per l’attenzione riservata alla costruzione delle immagini. È una raccolta da sfogliare lentamente, confrontando le soluzioni degli autori e leggendo le didascalie insieme alle tavole. La sua utilità, oggi, sta anche nel consentire una discussione sui propri criteri: quali immagini conservano forza, quali chiedono contesto e quanto della storia della satira resta fuori quando la si seleziona soprattutto secondo il valore figurativo.


Scheda bibliografica
Mario De Micheli, Contro il fascismo. 50 anni di immagine satirico-politica nel mondo, Fratelli Fabbri Editori, Milano, prima edizione 1976. Collana “Attraverso le immagini”. 160 pagine, brossura, formato 21 × 26,5 cm. Fotografie di Roberto Esposito. Prezzo di copertina: 4000 lire.