Sergente Stripes: l’indipendenza può attendere, la battuta no

Copertina di Sergente Stripes di Bill Howrilla, Dardopocket n. 8, ottobre 1974

Meglio tardi… recensioni vintage

Nel Dardopocket dell’ottobre 1974, Bill Howrilla trasforma la guerra d’indipendenza americana in una commedia di uniformi, piccoli poteri e grandi nasi. Riscoprire il suo Sergente Stripes significa incontrare un umorismo poco solenne, riconoscibile nel segno e nei caratteri, ma anche misurare la distanza fra una simpatica parodia e una satira davvero incisiva.

Una rivoluzione senza piedistallo

Ci sono fumetti che affrontano la storia mettendo in posa gli eroi, e altri che cominciano togliendo loro la posa. Sergente Stripes appartiene alla seconda famiglia. La guerra d’indipendenza americana fornisce uniformi, fortini e contrapposizioni; Bill Howrilla li usa come attrezzatura per una commedia nella quale il prestigio militare ha parecchie occasioni per inciampare.

L’edizione italiana qui recuperata è il numero 8 di Dardopocket, uscito nell’ottobre 1974 per Casa Editrice Dardo, al prezzo di 700 lire. L’introduzione di Gianni Brunoro, intitolata «Di altre stelle e altre strisce», è parte interessante della riscoperta: presenta personaggi e intenzioni della serie e offre una testimonianza del modo in cui la si proponeva al lettore italiano.

Brunoro contrappone la relativa scarsità di fumetti sulla rivoluzione americana alla fortuna del West. Howrilla rende domestico quel conflitto fondativo, riducendo la distanza fra il monumento nazionale e le debolezze di chi dovrebbe costruirlo.

Il forte come piccolo ufficio del potere

La galleria dei personaggi delineata da Brunoro chiarisce il meccanismo. Il sergente porta il peso concreto della gestione militare; il maggiore Doolittle è assorbito dalla rappresentanza e dalla forma; Bruce, nipote e assistente del maggiore, aggiunge un’altra complicazione alla catena di comando. Boogie mette a disposizione un entusiasmo per la guerra che non sembra sostenuto da altrettanta intelligenza.

La striscia di pagina 69 offre un esempio felice di questa commedia delle gerarchie. Il sergente accoglie un militare con tutti i riguardi; appena quello si dichiara disponibile, gli propone il primo turno di guardia. La cordialità si rivela un modo per assegnare un’incombenza. Howrilla costruisce il rovesciamento con economia: alla cortesia iniziale risponde, nell’ultima vignetta, l’espressione contrariata dell’ospite. È una piccola scena di opportunismo che resta comprensibile anche fuori dalla caserma.

A pagina 27 il registro cambia. Un soldato ribelle ha colpito Boogie senza avere armi: il chiarimento finale spiega che ha adoperato la propria testa. Qui la battuta dipende dal significato materiale dell’espressione e dalla figura dell’uomo malconcio. Non occorre cercarvi un sottotesto politico: è comicità fisica, sostenuta da un disegno che rende visibile la conseguenza prima di svelare la causa.

Stanley, la guida pacifista con il medaglione della pace, introduce uno scarto particolarmente evidente. Quel simbolo mette in comunicazione il Settecento della vicenda con la sensibilità contemporanea alla pubblicazione. Anche la copertina sfrutta il contrasto fra apparato bellico e segni pacifisti: il cannone e i medaglioni appartengono allo stesso palcoscenico comico. L’anacronismo dichiara subito la libertà del gioco.

La taverna di Bess, luogo d’incontro fra ribelli e giacche rosse, estende la commedia ai bisogni quotidiani. L’avversario può diventare un compagno di bevute: una premessa sorridente, dalla quale sarebbe però eccessivo ricavare da sola una compiuta visione politica.

Il segno e i limiti della caricatura

Howrilla mostra una caricatura immediata: nasi prominenti, corpi deformati, gambe sottili, abiti che aiutano a identificare rango e carattere. Le sproporzioni fanno già parte della battuta. Un personaggio colpito, impettito o malconcio si comprende prima ancora di leggere il balloon.

Brunoro accosta questo linguaggio a B.C. e al Mago Wiz. Il riferimento aiuta a situare il disegno in una famiglia di stilizzazioni comiche, senza esaurirne le qualità. Nelle strisce conta soprattutto la capacità di rendere la figura espressiva con pochi tratti e di incrinare qualsiasi aspirazione alla dignità. La storia può essere importante; chi la abita rimane buffo.

La gag di pagina 109 mostra invece quanto questo umorismo possa dipendere da convenzioni oggi consumate. Un uomo beve per dimenticare la moglie; gli altri ne descrivono l’aspetto attraverso una sequenza di caratteristiche considerate ripugnanti. La chiusa sposta il desiderio di dimenticare su chi ha ascoltato la descrizione. Il meccanismo è chiaro, ma la caricatura della donna assente resta una scorciatoia: il bersaglio non acquista personalità, serve soltanto a far ridere gli uomini al tavolo.

È un limite da riconoscere senza estenderlo automaticamente a ogni striscia. La trovata del turno di guardia conserva una precisione maggiore, perché nasce da un comportamento; quella sulla moglie si appoggia a un repertorio di pregiudizi. La distanza fra le due aiuta a distinguere ciò che può ancora divertire da ciò che porta più visibilmente la data di produzione.

Perché recuperarlo oggi

Questo Dardopocket interessa come incontro fra una strip americana e la sua presentazione italiana. Brunoro segnala anche la difficoltà di trasferire nella traduzione il linguaggio deformato dell’originale: un’avvertenza utile per valutare battute nelle quali il suono e la pronuncia possono contare quanto il significato.

La lettura di Brunoro, che intravede solidarietà e radici democratiche, resta discutibile. Più concreta è la capacità di abbassare la voce dell’epica e concedere ai protagonisti il diritto di essere poco eroici.

Vale dunque la pena cercare Sergente Stripes come tassello dell’umorismo a strisce e dell’editoria tascabile italiana. Gli esempi considerati suggeriscono una lettura a piccoli assaggi, attenta alla varietà dei registri: commedia dei rapporti, comicità fisica, battute di repertorio. È un fumetto dal segno vivace e dalla solennità continuamente sabotata, con trovate ancora godibili e convenzioni meno resistenti al tempo. Non ha bisogno di essere proclamato un capolavoro dimenticato per meritare una seconda occasione.


Scheda bibliografica
Bill Howrilla, Sergente Stripes (Sgt. Stripes nel frontespizio), Casa Editrice Dardo, collana Dardopocket, anno 1, n. 8, ottobre 1974. Introduzione di Gianni Brunoro, «Di altre stelle e altre strisce». Prezzo di copertina: 700 lire. Formato 13 × 18,5 cm; 210 pagine.